Biografia
Amerigo Gismondi nasce a Roma alla fine del 1956, e a Roma vive e lavora per tutta la prima parte della sua vita.
Dai primi anni duemila preferisce spostarsi a Formello, paese in campagna alle porte della città dove abita tuttora.
Nella sua infanzia, molto prima delle parole arrivano gli occhi, mostrando fin da piccolissimo un senso dell'osservazione fuori dal comune e una predisposizione naturale per il colore. Cresce con una passione che non lo lascerà più: il paesaggio, gli animali, la natura.
La formazione
Frequenta il Liceo artistico Pantheon e la Scuola d'Arti Ornamentali del Comune di Roma. Studia successivamente con i professori Rosario Esterini, Mario Bagordo, Paola Di Vito e Armando Profumo. Oggi il suo maestro è Paolo Porelli.
Parte da una vena vicina alla pittura naïf, e affina la tecnica sullo studio appassionato degli impressionisti e soprattutto di Van Gogh, che resta uno dei suoi riferimenti.
Per lui la pittura è un rifugio: un momento di contatto con la tranquillità e il piacere di fare quello che gli piace.
Le mostre
Dopo alcune mostre collettive, la prima personale è della primavera del 1980, alla galleria La Scaletta di Formello; a dicembre dello stesso anno espone al Vignola di Castelnuovo di Porto. Nel dicembre 1981 porta trentacinque oli alla galleria Fontanarte di via Condotti a Roma. Seguono, fra le altre, La Feluca di via Frattina a Roma nel 1983 e nel 1985, la galleria Arno di Firenze nel 1985, Il Gabbiano di Messina, il Circolo Artistico di Bologna, il Castello Aragonese di Taranto nel 1990 e la Saletta dell'Indicatore di Roma nel 1991.
Nel 2016 la galleria Domenico Purificato di Roma gli dedica La natura felice; nel 2018 la mostra La natura felice e le invenzioni pittoriche è nella Sala Orsini di Palazzo Chigi a Formello, dove torna nel 2026.
Dal 1990 affianca alla pittura la ceramica artistica: prima a Grottaglie, nel quartiere delle ceramiche, poi nell'Antica Deruta di Alviero Moretti.
Della sua pittura hanno scritto, fra gli altri, Marcello Venturoli, Dacia Maraini, Mario Penelope, Vito Apuleo, Sandro Pagliero, Jolena Baldini e Adele Cambria.
L'elenco completo delle mostre e la rassegna stampa sono nella pagina Mostre.
Il lavoro, per come lo raccontano le tele
Il lavoro comincia sempre da uno sguardo. Un'immagine dal vivo — uno scorcio di giardino, un gatto immobile per un attimo, una piazza colta nella luce giusta — oppure una fotografia lo colpisce, e da quell'incontro nasce il quadro.
Amerigo non insegue il soggetto: lo riconosce quando lo incontra. È lo stesso senso dell'osservazione che lo accompagna fin da bambino, quando gli occhi arrivavano molto prima delle parole.
Il catalogo raccoglie 107 dipinti a olio su tela fra il 1989 e il 2026, quasi tutti fra i 40×40 e i 120×80 centimetri. I soggetti tornano in famiglie precise — giardini e verande, interni di casa, animali, vedute di Roma — e le figure umane non compaiono quasi mai.
Le opere più antiche in catalogo sono Gatto soriano con pianta verde (1989) e Gatto con uccellino (1994). Nel 2017 Amerigo ha dedicato cinque tele alle piazze di Formello.
Il catalogo è in corso di completamento: le tele più recenti entrano man mano che vengono fotografate.